Il colibrì di Sandro Veronesi

Bellissimo questo romanzo di Sandro Veronesi, Il colibrì, ne sono rimasta colpita e affascinata. La trama ruota intorno alla figura e alla vita di Marco Carrera, soprannominato dalla mamma colibrì, per via della bassa statura che lo caratterizza fino all’età di cover-colibri-ok-copia-1.jpgquattordici anni, quando il papà decide contro il parere della moglie, di sottoporlo ad una cura sperimentale a base di ormoni, in seguito alla quale recupera in modo veloce un’altezza più che normale.

Già dalla più tenera età, gli eventi sembrano travolgere Marco apparentemente all’improvviso; in virtù di questa circostanza, la sua infanzia trascorre felicemente, al riparo dai contrasti tra i suoi genitori, e delle loro liti notturne. Una famiglia la sua, segnata dalla disgrazia; colpita da cadute, incidenti, liti, depressioni e tanta, tanta psicoanalisi, verso la quale Marco nutre un atteggiamento ambivalente. Gli eventi tornano a travolgerlo in maniera repentina anche molti anni dopo, quando ormai adulto e professionista affermato, riceve un urto emotivo inaspettato.

Un clima di sospensione permea tutta la sua vita. Marco protegge assiduo il presente da quanto lo minaccia. Atteggiamento che rimanda il lettore all’immagine del colibrì, e chiude un cerchio; queste minute creature alate possono restare sospese in aria come api, fermandosi anche all’improvviso; allo stesso modo Marco, canalizza tutta la sua energia nel restare fermo nelle situazioni. Siffatta attitudine  mi ha fatto pensare ad una volontà di resistenza inconscia, al cupio dissolvi*, che si traduce sul piano letterario, nel disegno di un personaggio a tutto tondo.

Una scrittura densa, a tratti lirica, capace di evocare immagini potenti, che racconta di un destino non sempre benevolo il quale gioca la parte del leone.

Il romanzo mi è piaciuto moltissimo, tranne la parte intitolata L’uomo nuovo, da pagina 315 alla 333, inutilmente prolissa. In questo capitolo, l’autore indulge eccessivamente nella descrizione della perfezione della nipote di Marco, Miraijin, un personaggio che così descritto, avrei visto meglio nei panni dell’eroina di un libro di fantascienza; troppo innaturale, poco realistico, e per nulla compatibile con la natura umana, che in quanto tale, non è perfetta, ma al massimo perfettibile. Il finale non manca di commuovere.

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*La locuzione latina cupio dissolvi, tradotta letteralmente, significa desidero dissolvermi e deriva da una frase biblica espressa da Paolo di Tarso nella Lettera ai Filippesi 1, 23-24: Si tratta non tanto di un desiderio di morire quanto di un desiderio di vivere pienamente. (Wikipedia)

2 pensieri riguardo “Il colibrì di Sandro Veronesi

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