FORNO INFERNO di Daniele Botti

La mia lettura di questa settimana s’intitola FORNO INFERNO di Daniele Botti, un libro dalla spumeggiante ironia, un pizzico di mistero e qualche enigma da risolvere.

Il noto quartiere di Coppedè a Roma, viene scosso dalla misteriosa morte dell’ultracentenario Ermete Lucifero,forno inferno professore in pensione, studioso infaticabile e dall’atteggiamento quasi sempre acido (almeno secondo la testimonianza della cameriera filippina Maria Goretti). Sul luogo del ritrovamento vengono rinvenuti i resti anneriti di alcune candele, e sul  torace del cadavere è incisa una stella a cinque punte i cui vertici in alto sono caratterizzati dalla presenza di un sei ripetuto tre volte. L’indagine viene assegnata al commissario Saverio Trinca, un personaggio fuori dagli schemi e collegato ai Neri, una setta che da secoli detiene le sorti della capitale…

FORNO INFERNO trae il suo titolo da una pizzeria napoletana presso la quale il commissario Trinca si reca spesso, e il cui maestro pizzaiolo si è distinto trionfando alla trasmissione televisiva Hell’s Kitchen: “Più che un forno era un’antica fornace biblica, un mostro gigantesco, quadrato, tutto di mattoncini rossi. Ma era tutto di quel locale a trasudare sacralità: pareti bianche e disadorne, a cui erano appesi solo alcuni recipienti in rame. Sopra il forno vi era addirittura una cripta illuminata dall’interno…”.

La trama si dispiega intorno al pittoresco quartiere di Roma, il Coppedè, e all’abbazia di Fiaschetta 2019-02-06 13.57.16.jpgpresso i Castelli Romani; entrambi i luoghi sono rappresentati in maniera suggestiva grazie alle molte descrizioni presenti nel romanzo. E’ facile entrare subito in sintonia con la storia, che coinvolge soprattutto in virtù del mix di citazioni, parodie e rimandi a film e letture note ai più. Ciascuno può divertirsi ad individuarne il maggior numero possibile nel corso della lettura. L’ironia la fa da padrone, ma un sottile velo di mistero aleggia sempre. Il lettore viene coinvolto in un turbinio di dialoghi in italiano arcaico e “latinorum”, preti dalla dubbia sanità mentale, aberrante massoneria e riti satanici. Su tutto e tutti brilla la figura di Trinca, un personaggio lontano anni luce dall’essere integerrimo. Appassionato della Settimana Enigmistica, anche se le sue abilità non sono comprovate da risultati oggettivi, indulge spesso in azioni prive di moralità e vizi piuttosto sconvenienti. Questo commissario dall’indole priva di scrupoli, dovrà destreggiarsi in un ambiente medioevale e reticente, misteriosi cartigli, porte da aprire, rarissimi tomi e mortiferi peperoncini, così piccanti da non potercisi nemmeno avvicinare…

il finale sfocia in una sfavillante girandola di eventi imprevisti, soluzioni inaspettate e un clamoroso abbaglio.

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