Il mio punto di vista su: LO STRANO VIZIO DEL PROFESSOR MANN di Alessandro Ghebreigziabiher

Ofelia Editrice

Siamo nel pieno dell’inverno, fuori fa freddo e per me non c’è quasi nulla di meglio che stare accanto al camino e sulla mia poltrona preferita con un bel libro. La mia ultima lettura s’intitola Lo strano vizio del professor Mann dell’autore dal complicato cognome Alessandro Ghebreigziabiher, pubblicato da Ofelia Editrice presso la collana Viola e Rosmarino.

Fin dalle prime pagine si viene risucchiati nel vortice dell’originale dialogo/monologo tra il vice commissario2019-01-29 11.49.38.jpg Corda e la mamma di Ercole Mann, un insegnante di musica scomparso senza lasciare traccia e sospettato di essere coinvolto nel presunto rapimento di un bambino di nome Benjie. In realtà a parlare è solo la signora Mann, non vedente dalla nascita. Il suo è un monologo ininterrotto, un fiume in piena di informazioni che sommerge il commissario e il lettore. Questa modalità narrativa è davvero originale e  si mantiene inalterata lungo quasi tutto il prosieguo del romanzo. Il risultato è un’appassionante trama che si srotola attraverso una serie di brillanti monologhi, dialoghi e appunti di lavoro, scaturiti dalle voci dei diversi protagonisti che si avvicendano e s’incrociano, dando vita ad un intreccio di grande interesse, ricco di elementi insoliti. In virtù di questo gustoso espediente, tutta l’azione si concentra nelle parole dell’esponente di turno e si entra a piene mani nel suo meccanismo psichico. La parte prettamente narrativa, manca quasi del tutto, ma ciò non pregiudica la scorrevolezza, anzi!

 Le vicende che si ricostruiscono per mezzo delle parole, lasciano trasparire la formazione in ambito teatrale dell’autore. Presentano molte sfumature, talvolta fanno sorridere, altre assumono connotazioni decisamente drammatiche: tutto gira intorno alla figura di Ercole Mann, il professore scomparso, che inizialmente Corda identifica come una mente criminale, ovvero una persona dalla psiche deviata, ma ben strutturata, capace di ordire un piano complesso e agire con puntiglio senza lasciare traccia alcuna. La galleria di personaggi, le cui caratteristiche peculiari vengono appositamente esacerbate ad hoc, è alquanto singolare, variegata, multietnica. Ho apprezzato molto le gemelle Irene e Adele, a tratti comiche, qualche volta crudeli, sempre sul filo dell’ambiguità. Il libro offre anche spazio all’introspezione. Non ho potuto fare a meno di identificarmi con un personaggio in particolare, e riflettere su taluni aspetti della mia vita molto simili ai suoi e sui quali non mi ero mai soffermata: farò tesoro di quello che ho letto.

Il finale porta con sé le risposte alle tante domande sollevate nel romanzo. Scopriamo finalmente qual è il misterioso vizio di Ettore Mann e soprattutto che fine hanno fatto lui e il bambino scomparso. Qualcuno perderà qualcosa che non avrà più e troverà qualcos’altro di nuovo…

Very, very interesting!

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Alessandro Ghebreigziabiher
Alessandro Ghebreigziabiher

Scrittore, blogger, narratore e regista teatrale, è nato a Napoli nel 1968 e vive a Roma.
Dal ’93 è impegnato nell’area educativa e terapeutica, tra scuole e centri sociali, comunità di recupero, centri di salute mentale e organizzazioni del terzo settore.
“Tramonto” (2002, Lapis Edizioni) è stato premiato con il “White Ravens”.

 

 

 

 

 

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