PAURA di Stefan Zweig

paura di Stefan Zweig

Oggi parlo del romanzo intitolato PAURA del talentuoso autore Stefan Zweig. Premetto che non avevo mai letto nulla di suo e che prossimamente colmerò questa lacuna con altre sue opere. Di seguito la sinossi che ho elaborato per voi.

Irene è sposata con un noto avvocato di Vienna e gode di piena felicità accanto ad un marito facoltoso e intellettualmente superiore a lei; ha due figli e conduce con soddisfatta indolenza una vita confortevole. La donna intrattiene una relazione extraconiugale con un giovane pianista di discreta fama, incontrato per caso in una serata in società. Un giorno, uscita dall’appartamento dell’amante, sulla soglia del portone di quella casa estranea, incontra una donna che con piglio strafottente e sicuro comincia a strepitarle contro improperi e accuse. Confusa e stordita, Irene cerca goffamente di sfuggirle, ma la donna la blocca col suo corpo massiccio e continua ad accusarla di avere una relazione con il suo Eduard. Quando infine Irene si riscuote dallo stupore, presa da un’improvvisa ispirazione, le consegna delle banconote…

IL MIO PUNTO DI VISTA

L’elemento che balza subito all’occhio del lettore in questo breve, ma intenso romanzo, è il fattopaura di Stefan Zweig che il tradimento di Irene non è il risultato di una vita matrimoniale infelice. Ella conduce una vita serena e priva di pericoli ed il mondo è stato con lei quasi sempre carezzevole. A spingere la donna verso l’adulterio è proprio quella felicità senza desideri, ben misurata e protetta unita alla curiosità verso l’avventura. Peccato che dopo un po’ di tempo quella stessa curiosità, divenga banale quanto il piacere legittimo: Irene inserisce la relazione con Eduard all’interno della sua ben oliata routine: una volta a settimana, così come il suo appuntamento fisso a casa dei suoceri. Non voglio influenzare nessun eventuale lettore con la mia idiosincrasia verso la protagonista, una donna vanesia, dall’animo freddo, viziata dal fato benevolo e lusingata dai familiari, quasi senza desideri inappagati grazie alla favorevole condizione economica del marito, pronta a sacrificare l’amante alla prima avvisaglia di difficoltà. Quello che più sconcerta a mio avviso, è il fatto che Irene si soffermi a meditare sulla natura profonda del consorte, con il quale è sposata da otto anni, solo quando vede la sua realtà minacciata dall’ombra del vile ricatto.

PAURA  si srotola in un unico flusso di pensiero, quello di Irene. Quasi completamente privo di dialoghi, il romanzo affonda le sue radici nella psicologia della donna, sopraffatta dalla vergogna e dalla paura che il suo tradimento venga scoperto. Il linguaggio è ricercato, alcuni termini sono desueti, ma appropriati al contesto. Il libro è scritto bene, non posso negarlo, ma la vicenda che racconta non mi ha coinvolta più di tanto, per cui nonostante la brevità della storia, sono arrivata a fatica al finale, nel quale c’è una piccola scintilla di vitalità che di certo non ripaga, nemmeno in parte, il tedio di una lettura altrimenti noiosa.

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18 pensieri riguardo “PAURA di Stefan Zweig

  1. Di Stefan Zweig ho letto solo “Doppio sogno”, che ha ispirato la sceneggiatura di “Eyes wide shut”, scritta dal grande Stanley Kubrik, e diretto poi da Steven spielberg, però con questa tua recensione mi stai stuzzicando… 😉 Buona gioirnata! ❤

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  2. Non ho letto questo romanzo, ma ho letto invece la “Novella degli scacchi” e “24 ore nella vita di una donna”, oltre a “Momenti fatali dell’umanità” (se non mi confondo con il titolo). È un autore che val la pena leggere benché siamo abituati a modi di scrivere più rapidi. Può darsi che l’uso di termini desueti dipenda dalla traduzione. In Momenti fatali (o ore fatali) mi ha colpito la storia della presa di Costantinopoli nel 1453; e la protagonista di 24 ore è molto più simpatica e appassionata di quanto non sembri quella di Paura. Non ti racconto niente per lasciarti la sorpresa. “Il mondo di ieri” è molto più impegnativo, ho letto qua e là pagine appassionanti, ma poi, avendo sempre troppi libri per le mani, l’ho abbandonato col proposito di ri prenderlo prima o poi.

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