LA STANZA DELLA TESSITRICE di Cristina Caboni

Camilla Sampietro lavora e vive a Bellagio sul lago di Como, presso una piccola sartoria chiamata Gioielli di Stoffa di Sandra Finot. Si è trasferita da poco dalla città di Milano e ogni tanto sente acuta la nostalgia per le persone che ama, soprattutto della signora Marianne, la donna che si è presa cura di lei dopo la morte dei genitori. Camilla differenzia le clienti comuni da quelle che lei stessa definisce le “altre”, ossia coloro le quali desiderano non un semplice abito, ma qualcosa che le identifichi e le faccia provare delle emozioni. La sartoria dove lavora è specializzata nella confezione di abiti new style, ossia capi ormai vecchi che vengono recuperati in modo straordinario e restituiti alla cliente in maniera inedita e attuale. Camilla ha un dono: è capace di sfiorare un abito con le dita e immaginarlo in una nuova forma, capace di adattarsi perfettamente alla personalità della committente, in modo da consentirle di affermare i propri valori senza conformarsi, e questo le provoca emozioni intense. Ogni tanto riaffiora un recondito malessere a ricordarle uno strappo subito e una ferita profonda, ma anche che la vita va comunque sempre avanti…

La stanza della tessitrice è un romanzo che fin da subito riesce a creare un’intrigante atmosfera magica grazie alla scrittura matura, delicata e variopinta. Camilla, uno dei personaggi chiave della storia, è una donna che ha raggiunto importanti traguardi e qualche volta ha vinto delle battaglie, ma tutto perde d’importanza nel momento in cui scopre che la donna che si è occupata di lei da piccola, l’amata Marianne, sta male: le sue priorità mutano improvvisamente e decide di ritornare a Milano dove si ritroverà faccia a faccia con dinamiche relazionali lasciate in sospeso, travolta dai rimorsi di una donna profondamente tormentata, e oppressa da ferite difficili da sanare, come quelle lasciate dal controverso rapporto con Daniela, la nipote di Marianne. Grandi amiche fino a quando è cambiato qualcosa, sono emersi i dissapori e il dialogo è cessato: non più racconti, nessuna condivisione, nulla più, soltanto l’eco di parole sferzanti, impresse a fuoco nella memoria, che bruciano e rendono Camilla indifesa, riportandola di peso al tempo in cui sono morti i suoi genitori e lei si sentiva una piccola orfana da compatire. Il ritorno a Milano costringerà Camilla a ritrovarsi faccia a faccia anche con Marco, del quale è stata innamorata. Marco è un uomo dalle molte sfaccettature, ma nello stesso tempo limpido, che non lascia nulla in sospeso. In sua presenza Camilla si sente vulnerabile, il passato riemerge, doloroso e difficile da affrontare.

La stanza della tessitrice racconta di sentimenti, di ricordi sepolti sotto strati di oblio, di rancori inutili che avvelenano l’anima, azioni imperdonabili, segreti a lungo celati per tutelare il buon nome di una famiglia, ma soprattutto descrive una storia d’amore, speranza e coraggio, ammaliante e piena di mistero. Molto belle le descrizioni ambientali, come per esempio quella relativa alla città di Milano, nella quale antico e moderno si fondono ne “i viali dall’aria spettinata, i palazzi con le facciate ottocentesche accanto a quelle di vetro e acciaio, i terrazzi verdi di arbusti e aiuole…” oppure della Sardegna, la terra d’origine di Caterina la mamma di Marianne, dipinta con il suo caratteristico profumo di ginepro e rosmarino e il blu dell’oceano immenso, ancor più immenso se paragonato al lago della meravigliosa Como, che le appare come un mare, ma più piccolo, dall’odore diverso, privo della salsedine seppur piacevole, o come i blu e i rosa sulle rive della Senna, un luogo particolare che la riempie di stupefazione. Il tema dell’acqua nelle sue varie manifestazioni, dal mare della Sardegna al lago di Como, oppure nei flutti che si agitano nel mare sconfinato impresso sulle tele del suo amato Jean, è sempre caro a Caterina: muta la forma, riflette la luce, ma soprattutto ha il potere di cullare la sua anima…

Più che la trama, in questo libro a farla da padrone sono i profumi, i colori, i sentimenti, le suggestioni e la commozione che l’autrice riesce egregiamente a evocare nel lettore. Da sottolineare l’abilità nel trasmettere la forte passione per i tessuti delle protagoniste, un sentimento vivo, dal forte sentore simbolico, che straripa prepotente dalle righe. Il finale, adeguato e rassicurante.

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la stanza della tessitrice libroCristina Caboni

 

 

 

 

 

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15 pensieri riguardo “LA STANZA DELLA TESSITRICE di Cristina Caboni

  1. Sempre stimolante leggerti al di là dei gusti personali Apri sempre Nuovi Orizzonti.

    Nel bailame dei prossimi giorni per quel che vale, e per me vale molto, ti lascio i miei auguri per un sereno fine anno e soprattutto per un anno 2019 più propositivo per tutti.

    sherabbraccicari 🍸🍹🍹🍸🍷🍷🥂🥂🍹🍸

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  2. L’ho appena terminato.
    Spero non ti dispiaccia de lascio quì un mio pensiero.
    Purtroppo non mi ha coinvolto.
    Ho apprezzato molto quando le protagoniste femminili sono affascinata dai vestiti meravigliosi che incontrano ma al di là di questo non ho trovato spessore nella storia. Peccato, c’erano molti spnti interessanti.

    Piace a 1 persona

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