Recensione: L’INVENZIONE DELL’AMORE di José Ovejero

Samuel vive alla giornata, ama perdersi nelle consuete e inutili discussioni con i soliti amici fino all’alba: le ripetizioni lo rassicurano, gli ricordano chi è davvero. Ha circa quarant’anni e predilige donne che gli permettono di godere della loro compagnia senza tutto l’impegno che richiede una lunga convivenza e che non pronunciano mai la parola sempre. Una mattina, molto presto, la telefonata di uno sconosciuto gli annuncia che una certa Clara è morta in un incidente. Per quanto Samuel si sforzi di cercare nella memoria, ripassare i volti ormai scomparsi, ricostruire i pezzi della sua disordinata vita sentimentale con le facce delle amiche e amanti, non riesce proprio a ricordare nessuna Clara. Decide di partecipare ugualmente al funerale, sostituendosi di fatto, alla persona con la quale lo avevano confuso. Si insinua nella vita della giovane defunta. Un usurpatore che pian piano perde il controllo della situazione…

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L’invenzione dell’ amore di Josè Ovejero è una lettura costituita da più dimensioni. Ci si può soffermare sulla storia in sè: fluida, scorrevole, coinvolgente, oppure andare più a fondo, e immergersi nella profondità dell’analisi psicologica che l’autore in maniera delicata, ma decisa, compie sul personaggio principale. Man mano che le pagine del romanzo scorrono, piccoli frammenti della personalità del protagonista, vengono alla luce e si amalgamano alla storia, in un tutt’uno che la completa e la arricchisce.

La vita di Samuel è scandita dalla monotonia dei giorni in cui tutte le mattine sono uguali, e ci si corica la sera senza che sia accaduto nulla di particolare. L’uomo è stanco di interpretare il ruolo dell’uomo serio e responsabile. Non viaggia, non lascia mai quella piccola torre d’avorio per accrescere le sue esperienze, conoscere il mondo e se stesso. Lo squillo del telefono, l’avviso della morte di Clara, una perfetta sconosciuta e la decisione di partecipare al suo funerale, invece di farlo sentire in colpa, gli restituiscono in un certo senso la libertà, lo svincolano dalla serietà. Samuel non è  un trasgressivo, non si ribella mai a nulla.

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Si sente stanco della sua vita da farsa da cui sente di poter uscire soltanto rendendola ancora più finta. E’ consapevole di essere un impostore, ma questo lo fa sentire autonomo rispetto all’accettazione indolente dei giorni. Il racconto è in prima persona. Molto efficiente nel rendere il flusso di pensiero di Samuel. Ho apprezzato le poche descrizioni ambientali, mai fini a sè. Funzionali per racconto si fondono con esso, conferendo maggiore spessore al protagonista. Da segnalare, per importanza, l’episodio dei rondoni che Samuel si sofferma pigramente ad osservare dalla sua terrazza. Ritroveremo nelle pagine successive dei rimandi ad esso come simbolo della situazione dell’uomo, che stanco dello stato di apatia in cui versa la sua esistenza, cerca una sensazione di vertigine.

L’impostura di Samuel, man mano che il racconto procede, perde i netti contorni fino a dissolversi in sfumature dalle declinazioni indefinite. La menzogna diventa inscindibile dalla realtà. La figura della donna deceduta, Clara, ritorna alla vita attraverso le parole di Samuel, il quale racconta aneddoti totalmente inventati e talvolta contraddittori, che si fondono assieme a quelli della sorella e del vero amante di Clara.

Una lettura piuttosto interessante, ricca di personaggi e suggestioni, con un finale che si apre alla speranza di nuove possibilità. La trama convince e vince.

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Grazie a Chiara dell’Ufficio Stampa Voland per la bella lettura.

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18 pensieri riguardo “Recensione: L’INVENZIONE DELL’AMORE di José Ovejero

    1. Il libro è interessante anche se lo sviluppo della trama non è all’altezza delle aspettative. Ad un certo punto perde di mordente. È scritto bene e soprattutto si sofferma sull’aspetto ‘psicologico’ del personaggio. A me è piaciuto, mi aspettavo più suspence. Grazie davvero di avermi letta e del complimento. 😙

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