Recensione: Il Riparatore di F. PAUL WILSON

 

Ho acquistato il Riparatore di Wilson senza particolari aspettative, attirata dalla recensione positiva di Stephen King, che lo definisce addirittura uno dei migliori romanzi d’azione letti. Il titolo mi ha conquistata: il Riparatore… meraviglioso! Ha evocato in me il pensiero che tutto si può sistemare, basta trovare la persona giusta.

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La storia si apre in una moderna e decadente New York, descritta nella sua promiscuità, nel suo colore, nella grandiosità e grossolanità della sua architettura. Subito facciamo la conoscenza del trentenne Jack, professione riparatore. I suoi servigi non sono di natura idraulica o similare, bensì hanno un’ indole meno legale e più violenta. Quando un cittadino non sa come risolvere una problematica che sembra insormontabile attraverso i canali tradizionali della giustizia, arriva Jack che, a patto di una discreta somma di denaro in contanti, risolve tutto senza remore. Non ha un numero di previdenza sociale, non possiede un conto in banca e vive in affitto in una casa piena zeppa di pittoreschi arredi  di dubbio gusto. Nell’ ambito privato Jack ama Gia, una ragazza abbandonata dal marito e schiacciata dal peso della responsabilità di crescere una figlia da sola. Quando Gia viene casualmente a scoprire lo strano arsenale di armi e monete nascoste in un anfratto in  casa  di Jack, decide di troncare la loro relazione, preoccupata dalla natura oscura e inquietante dell’uomo. Le loro vite prendono due direzioni diverse fino alla scomparsa di Grace Westphalen, una zia acquisita di Gia. Visti gli scarsi risultati ottenuti dalla polizia, la donna decide infatti di chiedere aiuto proprio all’uomo che aveva deciso di allontanare. Sarà l’inizio di una serie di avventure e sconcertanti scoperte.

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Il Riparatore è un libro originale, dalla trama per nulla scontata. Il controverso personaggio creato dall’autore si impone al lettore in maniera forte. Jack non è certo il classico protagonista dei romanzi, non è esattamente una brava persona. In lui convivono più anime, alcune così oscure che inquietano. Non si fa molte illusioni. Crede che nella vita ci sia un equilibrio ed ha una convinzione sulla legge che regola la dinamica sociale: a ogni azione deve corrispondere una reazione uguale e contraria. Siccome la vita però non è come la termodinamica, a volte la reazione va incoraggiata. E’ qui che entra in gioco lui: si occupa di far in modo che alcune di queste reazioni si verifichino; è una sorta di catalizzatore e anche un uomo violento. Quando il Riparatore compie i suoi lavori si sente vivo, gode delle pulsazioni di eccitazione che sente crepitare come fulmini attraverso il sistema nervoso e pregusta una delle soddisfazioni marginali del suo lavoro: dare ai delinquenti quello che meritano. C’è un posto nella sua anima freddo e oscuro, una zona d’ombra, un dolore interiore, quasi uno sfinimento spirituale. L’origine va cercata in avvenimenti lontani ma mai dimenticati.

A differenza dei protagonisti di molti altri romanzi, il nostro Jack è sporco e cattivo, vive e si muove in una realtà dove la violenza è il pane quotidiano e la morte uno spiacevole, ma dovuto effetto collaterale.

Il libro è scritto molto bene, la storia è scorrevole e scandita da numerosi colpi di teatro; non mi aspettavo la piega lievemente horror presa ad un certo punto. Interessanti i dovuti flashback sul passato di alcuni personaggi, inevitabili per il giusto prosieguo della storia, che non compromettono per nulla la scorrevolezza, anzi l’amplificano. Un romanzo per un pubblico vasto, ma non per tutti. Si rivolge principalmente agli amanti dello stile Stephen King ma con più azione e meno horror.

Buona lettura

La Lettrice Assorta

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26 pensieri riguardo “Recensione: Il Riparatore di F. PAUL WILSON

  1. A lato di questa recensione mi sembra di vedere nella produzione attuale un modo di inquadrare i personaggi molto studiato, preciso, fatto a tavolino prima di partire con la stesura del romanzo vera e propria. Di tutti conosciamo l’età, la professione, la descrizione, gli archetipi base su cui poggia il suo carattere… ma è scrittura o editing unito a corsi di scrittura creativa? E’ una domanda sincera da lettore.

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    1. Non saprei, sono una lettrice anche io. Comunque credo che scrivere bene sia un dono, come cantare. Se non hai una bella voce puoi fare tutti i corsi che vuoi. Così la scrittura. Deve venire dalla cultura e da “dentro” , senza rispondere a nessuna logica.

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